A raccontarsi oggi è Michele. Anche se non ama farlo. Esporsi non gli è mai piaciuto. Non è il tipo di persona da mettersi al centro. Lo capisco subito quando mi racconta di sua madre, che da piccolo gli ripeteva sempre: “Sii modestino”.
Un consiglio che si è portato dietro per tutta la vita. Eppure oggi, per lavoro, Michele si ritrova spesso davanti a una telecamera: a raccontare mete lontane, itinerari da sogno, viaggi che emozionano.
Michele è riservato, autentico, innamorato del mondo, ma mai in cerca di riflettori. È proprio da qui che inizia la sua storia. Una storia di passioni, viaggi e bellezza condivisa. Scopriamola.
Una passione di famiglia
Michele mi riporta una citazione che gli appartiene profondamente: “I veri viaggiatori partono per partire e basta”, diceva Baudelaire.
La sua passione è immensa e quando gli chiedo da dove nasce, mi risponde che c’è da sempre. Ha sempre viaggiato, fin da bambino. I suoi genitori, grandi viaggiatori, gli hanno trasmesso questo amore come una preziosa eredità, che lui ha fatto propria.
Da piccolo divorava libri di geografia: sapeva a memoria tutte le capitali del mondo e riconosceva le bandiere di ogni Stato. Una conoscenza che si è trasformata in desiderio di scoprire, in volontà di raggiungere i luoghi più lontani ed esplorare mete sconosciute.
I primi viaggi
Il primo viaggio “incredibile” Michele lo fa a 12 anni, in Africa Orientale, più precisamente in Somalia. “Era un paese molto povero” mi racconta, “I primi tre o quattro giorni mi faceva schifo tutto. Poi, non so come sia stato possibile, all’improvviso sono rimasto fulminato.”
Una terra sconfinata, di colore rosso in certi punti. Paesaggi infiniti, popolati da una grande quantità di bambini. E la notte, un’infinità di stelle, come non aveva mai visto prima.
Da quel momento, Michele si è detto: “Devo trovare un lavoro in cui il viaggio costituisca il mio unico impegno professionale.”
Da passione a professione
Dai 24 ai 45 anni, Michele ha svolto lavori lontani dal mondo dei viaggi: prima venditore per le Assicurazioni Generali, poi impiegato nell’ortopedia sanitaria di famiglia. Nonostante gli impegni, non ha mai smesso di coltivare la sua passione, riuscendo a organizzare dai tre ai quattro viaggi l’anno.
Con il tempo, da viaggiatore solitario ha iniziato ad accompagnare piccoli gruppi. Non in mete turistiche o comode, ma in luoghi culturalmente lontani, spesso “selvaggi”.
Tra le sue destinazioni: l’Africa, le Americhe e il Medio Oriente. I mezzi di trasporto? Quasi mai l’auto: Michele preferiva camminare o affidarsi a cavalli, cammelli, barche a vela o a remi. Un approccio autentico, da vero appassionato di “turismo avventuroso”.
Nel 2010 arriva la svolta: Michele mette a frutto l’esperienza accumulata e inizia a organizzare viaggi in autonomia.
La prima cosa che impara è l’importanza di conoscere a fondo i propri clienti “Capire dov’è già stato, da cosa è attratto, qual è la sua idea di vacanza. Solo così potevo proporre viaggi che uscissero dai soliti percorsi e che rispondessero davvero ai suoi desideri.”
Dallo Yemen al centro America
Quando gli chiedo di raccontarmi qualche episodio curioso vissuto in viaggio, Michele sembra non aspettare altro.
Parte dallo Yemen, dove ha rischiato un rapimento e subito dopo si è ritrovato, nello stesso viaggio, immerso nei festeggiamenti di un matrimonio locale.
Poi ricorda il Vietnam, dove i massaggi vengono fatti anche da persone non vedenti, e un altro viaggiatore del gruppo che finì nei guai. In Laos ha visto luoghi ancora inesplorati e perfino un bar con sedie ricavate da vecchie bombe inesplose.
In Nepal il risveglio era scandito dal canto dei monaci. E l’Everest? Un’emozione che toglie il fiato.
Poi c’è l’America Centrale: la traversata della foresta del Petén in Guatemala, la pesca del barracuda in Messico. Ricorda la cerimonia di guarigione di una curandera guatemalteca, la raccolta dei datteri direttamente dagli alberi, e il sogno di dormire sotto le stelle nel deserto.
“E il naufragar m’è dolce”
Quanti viaggi meravigliosi. Quante suggestioni. Michele mi ha portato lontano senza muovermi da qui. Ascoltarlo è stato un po’ come partire: immaginare i luoghi che ha vissuto, sentire i profumi, vedere i colori. E lasciarsi attraversare dalla bellezza del mondo, anche solo per un momento. Un incontro che, come certi viaggi, ti resta addosso.
Hai una storia da raccontare?
Se anche tu hai una storia da condividere, contattami. Sarà un onore dar vita ai tuoi ricordi, d’altronde per ogni ieri c’è un domani.
Foto di Marzia Rizzo, che ringrazio per lo scatto.